Collare GPS la tua tranquillità, la sua sicurezza

I primi collari, validi, con GPS sono stati commercializzati attorno al 2010, portando un significativo miglioramento nella gestione della sicurezza dei nostri cani. Dai primi modelli pesanti e con un minimo raggio d’azione, si è passati, man mano, a quelli più leggeri e con applicazioni migliorate, permettendoci di essere più tranquilli quando andiamo a fare escursioni con il nostro amico a 4 zampe. Come allevatrice ritengo fondamentale approfondire questo tema per fornire una visione completa e bilanciata sull’utilizzo di questa tecnologia. Cos’è un GPS per cani e come funziona Un dispositivo GPS per cani è un tracker di localizzazione che si aggancia al collare dell’animale e permette di monitorare, in tempo reale, la sua posizione geografica attraverso un’applicazione sullo smartphone o su altri dispositivi connessi. Questi dispositivi usano la stessa tecnologia satellitare impiegata per i navigatori dell’auto. I modelli attualmente disponibili sul mercato variano per dimensioni, autonomia della batteria, precisione e funzionalità aggiuntive. Le motivazioni per utilizzare un GPS canino Sicurezza e prevenzione dello smarrimento. La motivazione per la quale uso il collare GPS sui miei cani è la mia ansia, che subito si trasforma in panico se li perdo di vista per più di dieci secondi, essere certa della loro sicurezza mi fa affrontare serenamente anche le escursioni in luoghi che non conosco, specialmente quando vado in vacanza all’estero. Ogni anno, centinaia di cani, si smarriscono in circostanze diverse, per esempio durante una passeggiata, perché ha annusato una traccia interessante che potrebbe essere stata lasciata da un animale selvatico oppure da una femmina in calore o a seguito di uno spavento improvviso dovuto a fattori esterni come un temporale tuonante o lo scoppio di petardi e nella loro fuga disperata perdono l’orientamento. L’essere disperso, per il cane è una situazione tremenda e traumatica: improvvisamente si ritrova senza una base sicura, come la figura del suo umano, intorno a lui esiste solo il pericolo causato dallo stato di frustrazione in cui si sente. Il rumore e il traffico automobilistico, il più delle volte, lo bloccano nel bel mezzo della strada e se è un una zona boschiva la minaccia arriva da parte di altri animali predatori, la mancanza di cibo e acqua lo fiaccano. Se i soccorsi non sono solerti la fine è infausta. Ecco perché il GPS è utilissimo in questo caso, poiché riduce drasticamente i tempi di ricerca, permettendo di localizzare immediatamente l’animale, seguirlo negli spostamenti e intervenire tempestivamente. Gestione di cani con forte istinto predatorio Alcune razze quali: cani da caccia, segugi, razze nordiche, primitivi e molti terrier, posseggono un innato istinto predatorio e quando individuano la selvaggina, l’inseguono con una tale determinazione da perdere completamente il contatto col loro umano. Se poi la caccia si svolge su un terreno impervio e accidentato, con tutto il fiato e la preparazione atletica che potremmo avere, difficilmente riusciremo a rincorrere e ad agguantare il nostro cane fuggitivo. In questi casi il GPS diventa uno strumento prezioso, perché ci permette di concedere alle razze citate e, a volte, anche a un singolo individuo la cui specie non dovrebbe essere eccitabile alla cacciagione, ma lui invece sì, una maggior libertà durante le passeggiate, per esempio in montagna, sapendo di poter sempre localizzare il nostro amico peloso. Tranquillità psicologica del proprietario L’aspetto psicologico che provoca l’ansia nei proprietari non è un elemento da sottovalutare, perché non sono solo i cani a soffrire dell’ansia da separazione. Alcune persone sono costantemente assillate dalla preoccupazione di perdere il loro amico e si sentono sempre più inadeguati nel condurlo all’esterno. Questa mancanza di serenità si riversa sulla salute psico-fisica del cane. Se l’aiuto di un buon educatore cinofilo, non dovesse bastare vi suggerisco di usare un moderno GPS come ausilio. Sul mercato sono presenti modelli molto evoluti, che hanno, anche, ulteriori funzioni oltre al tracciamento dell’individuo. Ad esempio, si può monitorare l’attività fisica quotidiana per valutare se il cane ne ha ricevuta a sufficienza, parlando di un soggetto sano e robusto, se invece teniamo controllata l’energia spesa da un cane anziano o con delle patologie possiamo rilevare solertemente un cambiamento che potrebbe significare un problema di salute che prontamente curato alleggerirà il nostro amico. Usando questo strumento elettronico, molti proprietari si sentono più predisposti nel permettere al loro cane di scorrazzare libero in aree appropriate come boschi, spiagge deserte o parchi estesi. Tutto questo rende migliore la qualità della vita del nostro animale che può esprimere il suo temperamento naturale e bruciare energia in un modo più completo, rispetto alla banale passeggiata al guinzaglio. Un GPS ben funzionante può fornirvi quella serenità che vi permetterà di vivere il rapporto col vostro cane in una maniera più nuova, rilassata e gratificante per entrambi. Zone di sicurezza personalizzabili Un’altra funzione che potrebbe avere il vostro GPS è quella di poter creare dei “recinti” virtuali, detti “geo-fence”. Potete, in una certa area, ad esempio se avete un giardino non completamente recintato, oppure siete ospiti in un campeggio o soggiornate in una casa vacanza non familiare né a voi né al vostro animale, predefinire dei confini che non volete vengano oltrepassati dal vostro cane e farvi inviare una notifica sul vostro smartphone nel momento in cui il collare GPS sconfina da essa. I rischi di smarrimento sono maggiori, proprio quando ci si sposta in luoghi sconosciuti a noi e al nostro cane, che si ritrova senza punti di riferimento, si spaventa più facilmente per nuovi stimoli e non riesce ad auto calmarsi. Ecco che un buon collare GPS può offrire una rete di sicurezza preziosa in queste circostanze, perché si ha la possibilità di sapere esattamente e in tempo reale dove si trova il vostro cane raggiungendolo in breve tempo. Le mappe sono molto dettagliate e le potete aggiornare sempre, inoltre se il cane si dovesse allontanare in un momento che voi non potete essere reperibile, con la condivisione dell’applicazione parenti, amici o il dog sitter possono attivarsi immediatamente al vostro posto. Quando il GPS è indispensabile Cani da lavoro e da caccia Per i cani da: ricerca dispersi
“Lupi travestiti”di Barbara Gallicchio, una vera e propria enciclopedia sul mondo del cane.

E’ finalmente uscito il libro “Lupi travestiti”, una vera e propria enciclopedia sul mondo del cane, testimonianza di anni di studi, osservazioni, pratiche professionali e confronti con i migliori esperti internazionali. Il volume ricostruisce l’incredibile trasformazione del lupo in cane, ripercorrendo le tappe evolutive, biologiche e culturali che hanno condotto una specie selvaggia a stringere un legame profondo con l’essere umano. I cani, oggi membri effettivi delle nostre famiglie e in alcuni Paesi titolari di diritti giuridici, hanno guadagnato molto nel percorso di domesticazione. Ma a quale prezzo? Lontani dalla loro antica essenza animale, rischiano di essere fraintesi e ridotti a proiezioni umane. “Lupi travestiti” guida il lettore alla riscoperta delle origini, svelando l’anima selvatica che ancora pulsa nei comportamenti dei nostri compagni più fedeli. Uno sguardo nuovo, capace di unire affetto e rispetto, scienza e meraviglia, per comprendere davvero chi siano i “migliori amici dell’uomo”. Biografia dell’autore: Barbara Gallicchio, medico veterinario, esperta in comportamento, patologia animale e etologia applicata; professoressa a contratto presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Docente nei master per medici veterinari, educatori cinofili e pet therapy. Editore Raffaello Cortina https://www.raffaellocortina.it/scheda-libro/barbara-gallicchio/lupi-travestiti-9788832858204-4581.html Articolo pubblicato sul sito: Allevamento Lagotto i Pignatei
Il Lagotto Romagnolo e la magia del Tartufo

La Fiera Internazionale del Tartufo Bianco di Alba, giunta alla 95ma edizione, celebra l’eccellenza di questo prezioso “diamante bianco” attraverso un viaggio sensoriale che intreccia sapori, cultura e tradizione. Ma il tartufo si collega anche a un protagonista vivace e instancabile: il Lagotto Romagnolo. Nel nostro allevamento cresciamo con passione questi straordinari cani da tartufo, famosi nel mondo per la ricerca del tubero più pregiato. Ogni cucciolo di Lagotto Romagnolo che nasce qui porta nel DNA secoli di tradizione venatoria, trasformata nell’arte raffinata della ricerca. Il nostro compito è fornire le basi: cuccioli sani, equilibrati e socializzati secondo gli standard di razza più rigorosi. L’addestramento vero e proprio alla ricerca del tartufo inizierà dopo i sei mesi di vita, se non si vuole rovinare l’equilibrio mentale del cane, quando il cane avrà già lasciato l’allevamento per entrare nella sua nuova famiglia. Mentre alla Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba chef stellati ed esperienze gourmet celebrano il risultato finale, noi lavoriamo ogni giorno per selezionare e crescere i futuri cercatori di tartufi: cani con le caratteristiche genetiche, caratteriali e fisiche perfette per eccellere in questa antica arte, che può essere vissuta come un momento di complicità nel binomio uomo/cane. Il divano non sminuicce le capacità olfattive del Lagotto. Dietro ogni nostro Lagotto, c’è la dedizione di un allevamento che fa della qualità la propria missione. Scopri i nostri cuccioli e le prossime cucciolate – Futuri campioni di tartufi ti aspettano! di Elisabetta Bearzatto Pubblicato da Allevamento Lagotto Romagnolo I Pignatei
Test genetici: perché sono fondamentali per il tuo futuro amico a quattro zampe

Il primo argomento di cui parlo con i futuri proprietari è la salute del cane e nello specifico della razza. Non esiste nessuna razza di cane immune dalle malattie genetiche, perché nel selezionarle o, come nel caso del lagotto romagnolo, per salvarle dall’estinzione si sono dovuti fare incroci parentali molto stretti, un esempio sono i golden retriever che hanno tutti un antenato comune, che ha dato luogo a una mutazione genetica e li porta ad avere una percentuale altissima di sviluppare delle neoplasie genetiche. Oggi, bisogna anche sfatare la leggenda che vorrebbe i bastardini più sani e robusti rispetto ai loro aristocratici fratelli. Poteva essere credibile 200 anni fa, quando le razze erano meno, ma adesso l’incrocio tra le più numerose, addiziona le malattie genetiche di tutti i componenti dell’albero genealogico del meticcio, ça va sans dire! Nessun paese della UE ha reso obbligatori, per gli allevatori, i test genetici e le lastre agli arti per le displasie, sono solo vagamente consigliati. Esistono, invece, delle normative europee per alcune razze come i brachicefali, i Cavalier King o il Cocker fulvo, ma come spesso avviene, vengono facilmente eluse da individui truffaldini. Cosa sono i test genetici, perché farli, chi li deve fare. Stai pensando di accogliere un cucciolo nella tua famiglia? È una decisione meravigliosa che cambierà la tua vita in meglio. Tuttavia, prima di innamorarti di quegli occhioni dolci, c’è un aspetto cruciale da considerare: la salute genetica del tuo futuro compagno. Perché i Test Genetici sono così importanti Immagina di scoprire, dopo anni di amore e cure, che il tuo cane sviluppa una malattia grave che poteva essere prevenuta. I test genetici servono proprio a evitare queste situazioni dolorose, sia per te che per il tuo amico peloso. I vantaggi principali sono: Cosa sono i Test Genetici: spiegazione semplice I test genetici sono analisi del DNA che si effettuano su un piccolo campione di sangue o saliva del cane. È come fare le analisi del sangue per noi umani, ma invece di controllare i valori attuali, si va a “leggere” il codice genetico per vedere se ci sono “errori” che potrebbero causare malattie in futuro. Come funziona in pratica: Il veterinario preleva un campione (di solito con un semplice tampone nella bocca o una piccola quantità di sangue), lo invia a un laboratorio specializzato che analizza il DNA e restituisce un report dettagliato sui possibili rischi genetici. Le principali malattie che si possono identificare Ogni razza ha le sue predisposizioni genetiche. Ecco alcuni esempi comuni: Displasia dell’anca e del gomito – Problemi articolari che causano dolore e difficoltà di movimento, molto comuni in razze grandi come Pastore Tedesco, Labrador, Golden Retriever. Malattie oculari ereditarie – Come la PRA (Atrofia progressiva della retina) che può portare alla cecità, frequente in Cocker Spaniel, Barbone e molte altre razze. Cardiomiopatie – Malattie del cuore che colpiscono razze come Boxer, Dobermann e Cavalier King Charles Spaniel. Malattie neurologiche – Come l’epilessia idiopatica o la degenerazione mielopatica, che possono compromettere gravemente la qualità della vita. Malattie metaboliche – Disturbi che impediscono al corpo di processare correttamente certe sostanze. Chi effettua i test genetici L’allevatore responsabile dovrebbe far testare tutti i suoi riproduttori prima di procedere con gli accoppiamenti e fornire la documentazione che attesti l’avvenuto screening genetico. I laboratori specializzati ci sono strutture certificate che effettuano questi test con alta precisione. Noi effettuiamo i test Embark rivolgendoci a Illumina, una società americana, con sede a San Diego in California, fondata nel 1998. Avere una ricca biblioteca genetica, permette di individuare altre malattie o oggettività di una razza rispetto ad un’altra, inoltre il materiale genetico del cane viene studiato a favore anche degli umani, nella ricerca per la cura di malattie che abbiamo in comune: dalla sordità ad alcuni tipi di cancro. Le associazioni di razza spesso hanno protocolli specifici e raccomandazioni sui test consigliati. Come riconoscere un allevatore che lavora in modo etico: Segnali d’allarme da non ignorare! Diffidate se: Il costo: un investimento per un futuro sereno Sì, è vero, un cucciolo testato geneticamente costa di più. Ma considerate che una displasia dell’anca può richiedere un intervento chirurgico da 3.000-5.000 euro, senza contare le spese per terapie, farmaci e controlli per tutta la vita del cane. La differenza di prezzo iniziale è nulla paragonata ai potenziali costi veterinari futuri, per non parlare del dolore di vedere soffrire il proprio amico. Il tuo ruolo come futuro proprietario Informati sulla razza – Ogni razza ha le sue problematiche specifiche, chiedere all’allevatore quali test ha effettuato e chiedere di mostrarle è un diritto dell’acquirente Fai le domande giuste – Non abbiate timore di sembrare sospettosi. Un allevatore serio apprezzerà il vostro interesse per la salute dei genitori e del cucciolo, perché un accoppiamento non è soltanto il mettere insieme un maschio e una femmina, ma una ricerca e un lavoro di epigenetica e ontogenetica. Non abbiate fretta: La maggior parte delle persone che mi chiamano per avere un cucciolo, lo vorrebbero adesso e ora e, soprattutto, del loro colore preferito. Considerando che il Lagotto Romagnolo prevede diversi colori dal bianco, al marrone testa di moro, ma MAI il nero, se a favore di mercato si facessero riprodurre solo cani di un determinato colore si andrebbero a perdere le altre colorazioni e cosa molto più importante si incapperebbe nel creare malattie genetiche maggiori come è avvenuto per il Cocker fulvo. Considerando l’impatto e il cambiamento che un cane porterà nella nostra vita, la cosa peggiore è questa fretta; mentre si attende anche un anno per avere l’automobile che desideriamo, non ci concediamo il giusto tempo di attesa per un essere senziente che dovrà diventare un membro della nostra famiglia. Vi sollecito, perciò, a prendervi tutto il tempo necessario per valutare allevatori diversi e modi differenti di lavorare. Qualità della ricerca del benessere del cane e della soddisfazione del proprietario, perché un buon cucciolo vale l’attesa. Conclusione: Un atto d’amore Scegliere un cucciolo testato geneticamente non è solo una questione di soldi o di precauzione: è un atto d’amore verso il tuo futuro compagno di vita. Gli stai regalando la possibilità di
Vacanze felici con il tuo Lagotto

L’estate è arrivata e con essa la voglia di partire per le tanto agognate vacanze. Se hai un Lagotto Romagnolo, sai bene quanto sia facile portarlo con te: questo meraviglioso cane dal pelo riccio e dal cuore d’oro è il compagno di viaggio ideale per ogni avventura. Tuttavia, come ogni buon “genitore” di un quattro zampe, è importante conoscere alcuni accorgimenti per garantire al tuo amico peloso vacanze felici e in perfetta salute. Il Lagotto e il caldo: un rapporto complicato Prima di tutto, parliamo del caldo. Abbiamo già dedicato un articolo specifico sull’argomento “Il Lagotto soffre il caldo” ma è bene ricordarlo anche in questa occasione. Il nostro amato Lagotto Romagnolo, con il suo mantello folto e riccio, non è proprio quello che si può definire un “amante del solleone”. Quella splendida pelliccia che lo rende così irresistibile alle coccole e resistente al freddo, si trasforma in un vero e proprio cappotto di lana durante i mesi estivi. Il pelo del Lagotto, infatti, è utile per proteggere questi cani dalle acque fredde delle valli di Comacchio, dove tradizionalmente venivano impiegati per la caccia alle anatre, prima di essere scoperti come cacciatori di tartufi. I segnali che il tuo Lagotto sta soffrendo il caldo sono facilmente riconoscibili: ansima eccessivamente, cerca costantemente l’ombra, ha le gengive molto rosse o, nei casi più gravi, appare letargico e disorientato. In questi casi, è fondamentale intervenire subito portandolo in un luogo fresco e offrendogli acqua fresca. Spiaggia sì, ma con intelligenza Chi ha detto che i cani ricci non possono godersi la spiaggia? Il tuo Lagotto può assolutamente accompagnarti nelle vacanze marine, ma con alcuni accorgimenti fondamentali per quanto riguarda gli orari. La regola d’oro è evitare le ore più calde della giornata, generalmente dalle 10 del mattino alle 5 del pomeriggio. I momenti migliori per portare il tuo amico a quattro zampe in spiaggia sono la mattina presto, fino alle 9, e la sera dopo le 18. In queste fasce orarie, non solo la temperatura è più sopportabile, ma anche la sabbia non sarà rovente sotto le zampette del tuo cane. Ricorda sempre di portare con te una ciotola pieghevole e abbondante acqua fresca. Il tuo Lagotto dovrebbe bere spesso, soprattutto dopo aver corso o giocato. Un ombrellone o una tenda da spiaggia sono investimenti preziosi: il tuo cane avrà sempre un rifugio ombreggiato dove riposarsi. Per quanto riguarda il mare, la maggior parte dei Lagotti adora l’acqua (è nel loro DNA!), ma fai attenzione al sale. Dopo ogni bagno, è consigliabile sciacquare il pelo del tuo cane con acqua dolce per evitare irritazioni cutanee. Il sale, infatti, può seccare la pelle e causare fastidiosi pruriti. Montagna: l’alternativa perfetta Se il caldo della spiaggia ti preoccupa, la montagna rappresenta la destinazione ideale per il tuo Lagotto. Le temperature più fresche e l’aria pulita sono perfette per questa razza che ama l’attività fisica e l’esplorazione. Tuttavia, anche in montagna ci sono alcune precauzioni da prendere. Prima di tutto, ricorda che il tuo cane potrebbe non essere abituato alle lunghe salite e a sentieri impervi. Attenzione alle escursioni troppo lunghe o faticose. Il Lagotto è una cane che sprizza energia, durante le passeggiate correrà avanti e indietro, tenendoti sempre d’occhio. Non ama allontanarsi molto da te e in questo suo modo di accompagnarti, farà sicuramente il triplo dei chilometri che fai tu. Fai quindi attenzione a non affaticarlo troppo, specie se ancora cucciolo o anziano. Brevi soste all’ombra durante la passeggiata renderanno la gita molto piacevole anche per lui. Il sole in montagna può essere particolarmente intenso, se sei ad alta quota e trovi neve e ghiaccio fai attenzione alle ustioni da freddo ai cuscinetti delle zampe. Anche qui è importante proteggere il tuo Lagotto con ombra e acqua fresca e unguenti grassi sui polpastrelli. Inoltre, controllagli sempre le zampe dopo le passeggiate: sassi appuntiti, rami o terreni accidentati possono causare piccoli tagli o abrasioni. Viaggiare: tutti i mezzi di trasporto Prima di arrivare a destinazione, bisogna affrontare il viaggio! Ogni mezzo di trasporto ha le sue peculiarità quando si tratta di viaggiare con il nostro Lagotto. In auto: il viaggio più flessibile L’auto è sicuramente il mezzo più comodo per viaggiare con il Lagotto. Puoi controllare la temperatura, fare soste quando è necessario e il tuo cane si sentirà più a suo agio in un ambiente familiare. Assicurati sempre che sia ben fissato: un trasportino adeguato o una rete divisoria sono essenziali per la sicurezza. Programma soste ogni 2/3 ore per permettergli di bere, fare i bisogni e sgranchirsi le zampe. Tieni sempre l’aria condizionata a una temperatura gradevole e mai, MAI lasciare il cane da solo in auto, sotto il sole, nemmeno per pochi minuti. In camper o roulotte: la libertà su quattro ruote Ecco la soluzione ideale per chi vuole viaggiare con il massimo della comodità per il proprio Lagotto! Il camper o la roulotte offrono la libertà di movimento e la possibilità di avere sempre con sé tutto il necessario per il benessere del tuo amico peloso. Tuttavia, ci sono alcune considerazioni importanti da fare. Prima di tutto, la gestione della temperatura: un camper al sole può diventare un forno in pochissimo tempo. Investi in un buon sistema di areazione, tende parasole esterne e, se possibile, un condizionatore efficiente. Mai lasciare il cane solo nel camper durante le ore calde, nemmeno per una breve sosta! Se devi allontanarti, porta sempre con te il tuo Lagotto o assicurati che qualcuno rimanga con lui. Organizza lo spazio interno pensando al comfort del tuo cane: una cuccia fissa, ciotole antiscivolo e un angolo dedicato ai suoi giochi lo faranno sentire davvero a casa. Molti camperisti esperti creano una sorta di “recinto” temporaneo esterno per permettere al cane di stare all’aria aperta in sicurezza durante le soste. Per quanto riguarda la guida, si applicano le stesse regole dell’auto: il cane deve essere sempre assicurato durante il viaggio. Molti camper hanno spazi dedicati dove installare trasportini o sistemi di sicurezza specifici. Un ultimo consiglio prezioso:
Il Lagotto Romagnolo soffre il caldo! Ecco alcuni consigli che ogni proprietario deve conoscere.

E’ un fatto assodato che le estati siano sempre più torride e che la calura duri più a lungo. Affrontare le passeggiate, tra forasacchi e asfalto rovente diventa un’esperienza angosciante, invece di essere il momento di gioia e complicità col proprio cane. Gestione dell’idratazione e alimentazione E’ importante che il cane abbia sempre accesso ad acqua fresca e pulita, cambiandola frequentemente durante la giornata, durante le ore più calde potete aggiungervi del ghiaccio per mantenerla più fresca. offritegli degli snack freddi o congelati, come lo yogurt greco con pezzetti di frutta fresca. Riducete le porzioni dei pasti principali e distribuiteli in più momenti della giornata, preferendo gli orari più freschi come la mattina presto e sera. Adattamento degli orari di attività Spostate le passeggiate e l’esercizio fisico alle prime ore del mattino (prima delle 8:00) e alla sera dopo il tramonto. Il Lagotto è un cane energico che necessita di movimento, ma durante l’estate è fondamentale evitare le ore centrali della giornata quando l’asfalto può raggiungere temperature che bruciano i cuscinetti plantari. Cura del mantello specifico della razza E’ vero che il pelo aiuta a isolare termicamente il corpo del cane, ma il mantello riccio e lanoso del Lagotto richiede attenzioni particolari in estate, perché trattiene più facilmente i temibili forasacchi, semi, rametti e terriccio, inoltre aggrovigliandosi crea dei dread che a lungo andare potrebbero ulcerare la cute e nell’eventualità che gli si attacchi una zecca è molto più difficile da trovare, quindi io vi consiglio di effettuare una tosatura moderata, mantenendo almeno 2-3 cm di pelo per proteggere la pelle dai raggi UV, ma rimuovendo l’eccesso che potrebbe trattenere troppo calore. Spazzolatelo più spesso per evitare la formazione di nodi che impediscono la circolazione dell’aria. Creazione di zone fresche in casa Se il vostro Lagotto vive in un appartamento potete utilizzare tappetini refrigeranti o asciugamani bagnati. Assicurati che abbia sempre accesso a pavimenti freschi come piastrelle o marmo, evitando tappeti che trattengono il calore. Ombreggiate le aree preferite del giardino con ombrelloni e tende. All’esterno posizionate più ciotole contenente l’acqua e se è possibile usatele di plastica, perché il metallo si surriscalda per l’effetto dei raggi solari trasformando i liquidi freddi in brodetti caldi. Controllo dei segnali di stress termico Osservate attentamente il comportamento del vostro Lagotto. Ricordatevi che i cani non sudano e quando hanno caldo ansimano per termoregolarsi. Non preoccupatevi se durante la respirazione veloce vedete che la lingua ha una buona motilità, invece se ciondola immobile, se il cane mostra letargia, una forte perdita di appetito o difficoltà a camminare, questi sono segnali d’allarme. Utilizzo sicuro dell’acqua. Approfitta dell’istinto acquatico naturale del Lagotto offrendo opportunità di bagno in piscine per cani, fontane o vaschette poco profonde, ma evitate immersioni in acque troppo fredde dopo l’esposizione al caldo intenso per prevenire shock termici. Protezione durante i viaggi Non lasciate mai il cane in auto, nemmeno per pochi minuti, anche se il finestrino è abbassato, non solo è pericoloso, ma è anche vietato dalla legge. Se dovete viaggiare, usate il parasole, mantenete l’aria condizionata accesa e fate soste frequenti in aree ombreggiate per permettergli di bere e rinfrescarsi. Adattamento dell’ambiente domestico Utilizzate ventilatori o condizionatori per mantenere una temperatura confortevole in casa, idealmente tra 22\25°C. Chiudi tende e persiane durante le ore più calde per ridurre l’accumulo di calore negli ambienti. Attenzione alle superfici calde Se dovete proprio uscire nelle ore più calde, abbiate l’accortezza di testare sempre la temperatura dell’asfalto con il dorso della mano: se è troppo caldo per voi, lo sarà anche per le zampe del vostro cane. Considerate l’uso di scarpette protettive o cercate percorsi alternativi su erba o terra. Se il vostro Lagotto è anziano, sovrappeso o ha problemi di salute preesistenti, questi fattori aumentano significativamente il rischio di colpi di calore nella razza. Quindi, massima prudenza! di Elisabetta Bearzatto Pubblicato da LagottoIPignatei.it
La gioia di maggio: cucciolata lagotti in arrivo!

Siamo lieti di annunciare che una splendida cucciolata è in arrivo ai primi di maggio. Grazie alle ecografie di monitoraggio, che effettuiamo regolarmente per seguire con attenzione la gravidanza delle nostre mamme Lagotte, abbiamo già potuto individuare almeno sei cuccioli in arrivo. Tre famiglie sono già in gioiosa attesa e stanno valutando con cura i nomi per i loro futuri compagni pelosi. Per quanto riguarda gli altri tre cuccioli siamo fiduciosi che troveranno presto persone speciali pronte ad accoglierli nelle loro vite. La nascita di una cucciolata rappresenta sempre un momento di felicità, ma comporta anche un impegno significativo che coinvolge tutta la nostra famiglia e i nostri esperti che ci supportano: la valente etologa Cinzia Steffanini e la nota veterinaria Barbara Gallicchio. I primi giorni di vita. Nei primi giorni i cuccioli sono accuditi principalmente dalla loro madre, mentre noi ci occupiamo di monitorare il loro peso e verificare che la crescita proceda regolarmente. Non appena possibile, effettuiamo un test acustico per confermare che l’udito si sviluppi normalmente e, con il consenso della madre, iniziamo una delicata fase di manipolazione, accarezzandoli e massaggiandoli per abituarli al contatto umano. Questo crea le basi per un rapporto di confidenza e fiducia ovvero “siamo in buone mani”. Conoscere il mondo esterno Quando i cuccioli aprono gli occhi, li introduciamo all’ambiente esterno portandoli in giardino sotto attenta supervisione. Il contatto con il terreno e l’erba stimola i loro sensi e contribuisce a sviluppare sicurezza nei movimenti. Al ventesimo giorno procediamo alla sverminazione. Svezzamento inizia intorno al venticinquesimo giorno con pappe selezionate di alta qualità. Con il progredire della crescita, che avviene piuttosto rapidamente, familiarizziamo i cuccioli con l’ambiente domestico, i suoni quotidiani e quelli forti, la presenza di altri animali e organizziamo giochi didattici che abituano il cucciolo al problem solving. Schede di comportamento In collaborazione con l’etologa, organizziamo incontri per elaborare schede caratteriali, comportamentali, individuali per ciascun cucciolo. Questo ci permette di proporre abbinamenti adeguati tra cucciolo e famiglia, considerando stili di vita ed esigenze specifiche. Ad esempio, un cucciolo particolarmente affettuoso e dipendente dal contatto umano potrebbe non essere ideale per chi, per motivi lavorativi, deve assentarsi per diverse ore, mentre sarebbe perfetto per chi desidera condividere maggiormente la propria quotidianità con il proprio Lagotto. Certificato di buona salute Al sessantesimo giorno, viene fatta una visita veterinaria completa, per verificare lo stato di salute e la corretta morfologia, con rilascio di un certificato. In questa occasione, vengono somministrate anche le vaccinazioni necessarie. Viene applicato il microchip e svolte le pratiche ENCI relative al pedigree Embark – 250 test sulla genetica Contestualmente, raccogliamo campioni di saliva per il test DNA Embark, un’analisi che comprende 250 screening e certifica l’assenza di malattie genetiche trasmissibili. Tutti i risultati vengono inseriti in una banca dati dedicata alla razza del Lagotto Romagnolo, un’iniziativa di grande valore che sosteniamo con convinzione, perchè i genetisti possano fare ricerche sule malattie come tumori o sordità, che affliggono anche gli umani. 80 giorni di scuola con la mamma Il nostro percorso di accompagnamento intensivo termina non prima di 80 giorni per permettere al cucciolo di apprendere dalla mamma le competenze necessarie per uno sviluppo equilibrato. Prima di questo momento, invitiamo le future famiglie a visitare i cuccioli. Questi incontri permettono di stabilire un legame preliminare che renderà più graduale il distacco dalla madre, dai fratelli e dall’ambiente familiare dei primi due mesi di vita. Attività impegnativa? A noi piace così! Questo approccio alla cucciolata potrebbe sembrare troppo meticoloso, ma rappresenta la nostra filosofia di allevamento, in cui crediamo profondamente. Creare una famiglia allargata grazie al comune amore per i nostri Lagotti è per noi fonte di grande soddisfazione e conferma la validità del nostro metodo. di Elisabetta Bearzatto Pubblicato da Allevamento Lagotto http://www.lagottoipignatei.it
TOELETTATURA CASALINGA DEL LAGOTTO ROMAGNOLO

La toelettatura del Lagotto è un’insieme di attività di pulizia fondamentali: dal lavaggio, alla spazzolatura del manto, dal taglio del pelo all’igiene delle parti intime.
Animali vittime silenziose: Storie sconosciute di guerra.

Oggi, vorrei trattare un tema triste e delicato: gli effetti della guerra sugli animali. Non è dei conflitti odierni che scriverò, per questi bastano già i telegiornali e tutti i media che se ne occupano, invece, vorrei narrarvi di alcuni fatti accaduti durante la I e la II guerra mondiale. La guerra più cruenta e con più vittime, nel secolo scorso, fu quella del 1914 – 1918, perché con la seconda era industriale la tecnologia bellica mise a punto nuove armi molto più letali del cannone, del moschetto a ricarica o delle armi bianche, che affiancavano i corpi d’armata tradizionali come la cavalleria. Apparvero aerei da combattimento, carri armati, bombe a mano e granate che rilasciavano gas mortali. Il fronte italiano era posto sulle Alpi e vennero usati migliaia di muli e asini per trasportare, su quell’impervio territorio, viveri e munizioni. Per i dispacci venivano usati, malgrado l’esistenza del telegrafo, i piccioni viaggiatori e i cani accompagnavano i reggimenti per essere usati nella ricerca dei feriti o come staffette. Dall’uno e l’altro fronte però, anche gli animali venivano considerati nemici e venivano abbattuti. Durante la disfatta di Caporetto, di muli, ne morirono a migliaia, inoltre, nella ritirata venendo a mancare le derrate alimentari molti vennero macellati sommariamente per poter nutrire i soldati. I cani, nonostante spesso fossero delle mascotte e un supporto psicologico in quella marea funebre, venivano mandati in avanguardia per testare la sicurezza delle trincee dopo il lancio dei gas. Le cose, peggiorarono per gli animali, con la fine della guerra e il rimpatrio delle truppe. In Europa c’erano uomini lontani migliaia di chilometri dalle loro case: Canadesi, Australiani e Indiani e il loro rientro via mare durava per parecchie settimane, così i comandi militari decisero per la soppressione di tutti gli animali che avevano servito, anche valorosamente, in guerra. Vi voglio far partecipi di una storia della mia famiglia. Mio nonno, ha combattuto, come fante, durante la Prima guerra mondiale. Nonostante fosse veneto era astemio e non ricordo mai di averlo visto bere, tranne una volta all’anno: il giorno di San Martino. Mia nonna, tutti gli 11 novembre, cucinava un gran banchetto e in casa nostra si festeggiava allegramente la ricorrenza del salvataggio di mio nonno da parte di un asino. Mio nonno, che era di stanza sul fronte albanese, si trovò a dover guadare un fiume: senza saper nuotare, con lo zaino in spalla e un freddo feroce. La corrente lo travolse e sarebbe morto se non si fosse attaccato fortemente alla lunghina dell’animale che lo trasse a riva salvandogli la vita. Era un uomo dagli occhi grigio acciaio con uno sguardo gelido e, sebbene fosse di piccola statura, quando ti guardava non potevi evitare di sentirti in soggezione. Ma quando gli si domandava: “nonno, ma l’asino che fine ha fatto?”, ecco che il suo sguardo si illuminava avvolgendoti nella complicità e con la mano faceva il gesto di “rubato”. Probabilmente, con quel somaro mio nonno rientrò a Dueville (VI) facendolo vivere beatamente nella fattoria paterna. Anche la Seconda guerra mondiale ebbe le sue vittime nel regno animale. Non sapremo mai le perdite dei selvatici durante le guerre, ma sappiamo che gli animali da reddito furono confiscati per diventare carne in scatola da servire ai soldati, oppure come rappresaglia dei nemici che conquistavano i territori. Da ambo le parti ci furono estremi atti di razzismo contro i terrier inglesi e le razze tedesche, con la soppressione di innocenti cani che, involontariamente, rappresentavano l’odiato nemico. In Gran Bretagna, nel 1939, avvenne un fatto “censurato” di cui poco si narra. Nonostante Neville Chamberlain, pensasse che il conflitto con la Germania nazista potesse essere evitato, nel territorio britannico il vento della guerra, comunque spirava. In questo contesto, il governo propose alcune raccomandazioni, nell’ipotesi che l’infausto evento accadesse. Si consigliava alla popolazione delle città, di trasferire i bambini nelle zone rurali che sarebbero state meno soggette ai bombardamenti. La stessa cosa venne fatta anche per gli animali da compagnia che non avrebbero potuto accedere ai rifugi, quindi si suggeriva un’eventuale soppressione nel caso non si potesse attuare uno spostamento dell’amico peloso. Questi suggerimenti non furono mai tramutati in una legge, restarono solo delle vaghe linee guida in caso di un’aggressione bellica. Il panico e l’isteria, però, si propagarono come un incendio e fu così che, ancor prima che Hitler invadesse la Polonia con le conseguenze di una dilaniante guerra, nelle città inglesi vennero uccisi ben 750.000 animali da compagnia. Molti cercarono di opporsi a questa carneficina, diverse associazioni, perlopiù guidate da nobildonne, si fecero carico delle vite di questi innocenti fondando canili e gattili nell’entroterra dell’isola, sottraendoli a un’assurda morte. Per contro, a questa assurda pazzia, quando nel 1940 centinaia di migliaia di soldati britannici dovettero rimpatriare dal porto francese di Dunkerque, perché le armate tedesche incombevano su di loro, furono migliaia i combattenti che si imbarcarono accompagnati dai cani randagi francesi abbandonati dalle loro famiglie in fuga. di Elisabetta Bearzatto Pubblicato da Lagotto I Pignatei
L’EVOLUZIONE DEL CANE: UN VIAGGIO DI MILIONI DI ANNI

Per tutti gli appassionati cinofili che desiderano scoprire le origini del proprio fedele amico L’evoluzione del cane. Il cane condivide il 99% del suo DNA con il lupo, analogamente a quanto accade tra uomo e scimmia. Tuttavia, così come noi non siamo scimmie, il cane non è un lupo. Nell’ambito evoluzionistico, entrambe le linee presentano “anelli mancanti”: dall’Australopiteco all’Homo Sapiens per l’uomo, e nella catena evolutiva canina numerosi passaggi intermedi restano ancora da scoprire. Alle radici dell’albero genealogico Il progenitore dei canidi moderni è il MIACIDE – un piccolo mammifero carnivoro plantigrado dal corpo allungato, simile a un mustelide. I fossili più antichi di questo animale risalgono a circa 65 milioni di anni fa, coincidendo con l’estinzione dei dinosauri, e sono stati rinvenuti sia nel Nord America che nella Francia settentrionale. È probabile che l’estinzione dei dinosauri abbia permesso a questo piccolo mammifero di conquistare il vertice della catena alimentare, favorendone la crescita dimensionale e l’evoluzione fino ai primi esemplari di lupo preistorico, animali dalla corporatura imponente. Quando si parla dell’evoluzione di una specie, non si ragiona in giorni o settimane, ma in millenni e milioni di anni. I primi cani domestici Archeologi e paleontologi hanno rinvenuto scheletri canini in prossimità di insediamenti umani risalenti a 30.000 anni fa. Questi cani del Paleolitico assomigliavano più ai dingo attuali che ai lupi. Gli uomini di quel periodo vivevano in piccoli gruppi familiari nomadi, spostandosi per cacciare e raccogliere piante commestibili. Non esistevano ancora villaggi stabili, e l’uomo paleolitico trovava riparo in caverne o anfratti naturali. Stava iniziando a padroneggiare il fuoco, comprendendo i suoi molteplici benefici: dalla protezione contro i predatori alla cottura della carne, che diventava così più digeribile e meno contaminata. La nascita di un’amicizia millenaria Come è iniziata l’amicizia tra uomini e cani? L’ipotesi dello “spazzinaggio” appare poco credibile: l’uomo preistorico utilizzava ogni parte delle prede cacciate: pelli per coprirsi, carne per nutrirsi, ossa per creare utensili, armi, monili e oggetti rituali. Le risposte che possiamo dare sono tutte ipotetiche, forse è più facile per i lettori dei romanzi preistorici di Jean M. Auel immaginare come l’uomo del paleolitico sia riuscito ad addomesticare il cane. È possibile che un cane in difficoltà, magari una femmina incinta, si sia avvicinata ad un focolare che non aveva l’acre e pericoloso odore di fumo, ma un invitante profumo di cibo e, oltrepassando le barriere sociali, abbia dato inizio a un commensalismo di durata millenaria. È plausibile che questo fenomeno si sia verificato contemporaneamente in diversi gruppi umani. Quando l’uomo iniziò a formare comunità più ampie, fino a costituire i primi villaggi, anche i cani provenienti da zone diverse si incontrarono, dando origine agli incroci che avrebbero portato al cane moderno. di Elisabetta Bearzatto Un ringraziamento speciale alla Dottoressa Cinzia Stefanini etologa e comportamentalista, per le preziose informazioni sull’evoluzione del cane e sulla nascita del suo legame con l’essere umano @cinzia.Stefanini.etologa. Pubblicato da Lagotto I Pignatei